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Le migliori azioni ed ETC sul caffè per cavalcare la prossima ondata di prezzi
17 luglio, di Redazione Money Premium — Materie Prime
Il mercato del caffè si conferma uno dei più volatili tra le commodity agricole, con i futures Arabica sull'ICE che a luglio hanno registrato movimenti estremi: il 6 luglio il contratto di settembre ha guadagnato oltre il 16% in una sola seduta, toccando livelli intorno ai 350 centesimi per libbra, prima di correggere e stabilizzarsi intorno ai 320-340 centesimi a metà mese.
Dietro questi scostamenti ci sono ritardi nel raccolto brasiliano, scorte certificate ai minimi pluriennali e timori climatici. In questo scenario gli investitori possono scegliere tra l'esposizione azionaria a società della filiera o gli strumenti che replicano direttamente i futures. Entrambe le strade hanno prodotto rendimenti molto diversi nel 2026, con le azioni retail che hanno beneficiato della ripresa dei consumi fuori casa e gli ETC sulla commodity che hanno amplificato i movimenti dei prezzi del chicco.
Le azioni esposte al consumo del caffè
Nel segmento delle catene specializzate, Starbucks Corporation (ISIN US8552441094) ha registrato uno dei migliori percorsi tra i titoli del settore. A metà luglio 2026 il titolo ha segnato un rendimento da inizio anno intorno al +27%, con un guadagno dell'8,8% sui ricavi nel secondo trimestre fiscale e vendite comparabili globali in crescita del 6,2%. Il titolo, quotato intorno ai 106-108 dollari, ha beneficiato del programma di turnaround e del rafforzamento del loyalty program, mostrando una netta inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Anche il dividendo intorno al 2,3% contribuisce all'attrattiva per chi cerca un mix di crescita e reddito, anche se la concorrenza in Cina e i costi operativi rimangono elementi da monitorare.
Accanto a Starbucks, Dutch Bros Inc. (ISIN US26701L1008) continua a distinguersi per il profilo growth. Il titolo ha messo a segno un rendimento YTD tra il +10% e il +17% circa a metà luglio 2026, sostenuto da ricavi in crescita del 30,8% nel primo trimestre e da una guidance rivista al rialzo per l'intero esercizio, con almeno 185 nuove aperture previste. Quotato intorno ai 67-68 dollari, offre un'esposizione più aggressiva all'espansione del formato drive-thru, anche se la valutazione rimane elevata e richiede un'attenta esecuzione del piano di crescita.
Sul fronte asiatico, Luckin Coffee Inc. (ISIN ADR US54951L1098) ha mostrato una performance più contenuta, con un rendimento da inizio anno intorno allo zero o leggermente negativo (circa -5% in alcuni rilevamenti). Il titolo ADR, quotato intorno ai 31-33 dollari, continua a espandersi rapidamente in Cina grazie al modello tecnologico e alle consegne, ma risente della maggiore volatilità legata al contesto macroeconomico e regolatorio del Paese.
Come vanno le azioni del settore confezionato?
Tra i grandi gruppi del segmento confezionato, J.M. Smucker Co. (ISIN US8326964058) ha consegnato un rendimento YTD solido, tra il +16,5% e il +21-22% considerando il total return con dividendi reinvestiti. Le vendite nette sono cresciute del 6% nel quarto trimestre fiscale e l'azienda beneficia della stabilità della domanda di marchi come Folgers, con un dividendo attraente che contribuisce alla resilienza del titolo, quotato intorno ai 111-116 dollari.
Keurig Dr Pepper Inc. (ISIN US49271V1008) ha registrato un rendimento da inizio anno tra l'8% e il 15-16%, con il titolo intorno ai 31-32 dollari. La diversificazione del portafoglio bevande e il sistema a capsule Keurig permettono di catturare trend di convenienza, pur con una minore sensibilità diretta all'andamento della materia prima rispetto alle catene retail.
Il colosso svizzero Nestlé S.A. (ISIN CH0038863350) si conferma il più difensivo del panel, con un rendimento YTD tra il +4% e il +8-10% a seconda della quotazione (azioni ordinarie o ADR). Quotato intorno agli 83 franchi svizzeri o equivalente in dollari intorno ai 103, il titolo offre stabilità, un dividendo intorno al 3,7% e una diversificazione geografica e di prodotto che lo rende meno sensibile alle oscillazioni dei prezzi del caffè rispetto ai player più puri.
I principali ETF/ETC sul caffè
Per chi cerca un'esposizione più diretta all'andamento del prezzo del caffè, il mercato europeo offre una gamma di Exchange Traded Commodity emessi da WisdomTree, tutti quotati anche su Borsa Italiana e accessibili agli investitori retail italiani.
Il prodotto principale è WisdomTree Coffee con ISIN JE00BN7KB557 (ticker COFF), che replica sinteticamente il Bloomberg Coffee Subindex attraverso un meccanismo collateralizzato. Il TER è dello 0,49% e l'AUM si aggira intorno ai 30-50 milioni di euro. Nei periodi di forte rialzo dei futures, come quello di luglio 2026, ha registrato performance molto positive nel breve termine, con guadagni anche superiori al 30% in un mese in alcune fasi, pur risentendo del roll yield tipico dei contratti future agricoli, spesso in contango e quindi penalizzante nel lungo periodo.
La versione WisdomTree Coffee – EUR Daily Hedged con ISIN JE00B6TK3K31 (ticker ECOF) aggiunge una copertura giornaliera del rischio di cambio USD/EUR. Il TER rimane contenuto allo 0,49% e risulta particolarmente interessante per gli investitori europei che vogliono ridurre la volatilità aggiuntiva legata alla valuta, pur mantenendo un'esposizione pura alla commodity. In fasi di apprezzamento del dollaro questo prodotto ha mostrato una minore dispersione rispetto alla versione non hedged.Per strategie tattiche a breve termine esistono le versioni a leva.
WisdomTree Coffee 2x Daily Leveraged con ISIN JE00B2NFTD12 (ticker LCFE) e WisdomTree Coffee 3x Daily Leveraged con ISIN JE00BYQY3Z98 (ticker 3CFL) offrono rispettivamente il doppio e il triplo della performance giornaliera dell'indice di riferimento, con TER intorno allo 0,98-1,03%.
Durante il forte rialzo di luglio 2026 la versione 3x ha registrato guadagni estremi, con picchi giornalieri superiori al 10-11% e performance a 30 giorni anche superiori al 150% in alcune rilevazioni, ma ha anche subito correzioni altrettanto violente. Questi prodotti sono soggetti al fenomeno del “volatility decay” o leverage decay: in fasi laterali o di forte oscillazione il rendimento cumulato può discostarsi significativamente dal multiplo teorico dell'indice. Per questo motivo sono destinati esclusivamente a trader esperti e a orizzonti temporali molto brevi, non a holding di lungo periodo.
I prodotti WisdomTree sono collateralizzati e sintetici, replicano l'andamento dei futures senza consegna fisica e incorporano il rendimento da collaterale, ma subiscono l'effetto del roll yield. In un mercato come quello del caffè, storicamente caratterizzato da fasi di contango, questo può erodere i rendimenti nel lungo termine. Le versioni leveraged amplificano i movimenti giornalieri ma introducono un rischio di erosione del capitale molto elevato in assenza di trend direzionali netti. L'AUM relativamente contenuto di questi prodotti (soprattutto le versioni a leva) implica una liquidità inferiore rispetto a ETF su commodity più diffuse, anche se la quotazione su Borsa Italiana facilita l'accesso per gli investitori italiani.
DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d'investimento e la piena responsabilità nell'effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell'articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un'offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. -
Arrivano su Borsa Italiana i primi ETP a leva su Leonardo
15 luglio, di Laura Naka Antonelli — Piazza Affari
GraniteShares, emittente statunitense di ETF ed ETP specializzato in soluzioni di investimento a leva, ha annunciato oggi, mercoledì 15 luglio 2026, la quotazione su Borsa Italiana di due nuovi prodotti a leva fissa su Leonardo, il colosso italiano quotato sul Ftse Mib di Piazza Affari, tra i principali gruppi europei attivi nei settori dell'aerospazio, della difesa e della sicurezza.
Si tratta dei primi ETP a leva in Italia sul titolo Leonardo.
I due ETP che saranno quotati da oggi su Borsa Italiana da GraniteShares sono i seguenti:
- GraniteShares 2x Long Leonardo Daily ETP (Ticker: LEO2; ISIN: XS3415298242)
- GraniteShares 2x Short Leonardo Daily ETP (Ticker: LEOS; ISIN: XS3415298325)
GraniteShares ha precisato che “i due nuovi ETP consentono agli investitori di assumere esposizioni a leva su un titolo caratterizzato da forte attenzione da parte del mercato”, con l'ETP Long che “offre un'esposizione a leva pari a due volte la performance giornaliera del titolo” e il prodotto Short che “offre un'esposizione a leva pari a due volte la performance giornaliera inversa del titolo”.
I lanci, ha spiegato l'emittente americana di ETF ed ETP “seguono la quotazione, nelle scorse settimane, degli ETP su SpaceX, Sandisk, Micron Technology, MARA Holdings, Marvell Technology, Vertiv Holdings e Lumentum Holdings, ampliando ulteriormente la gamma di strumenti di GraniteShares”.
Inoltre, “con i nuovi ETP su Leonardo, l'offerta si estende per la prima volta anche al settore della difesa europea”.
GraniteShares ha ricordato che al momento “sul segmento ETFplus di Borsa Italiana sono quotati 46 ETP di GraniteShares, per assumere in modo semplice ed efficiente posizioni a leva long e short su singoli titoli, sull'indice FTSE MIB e su basket concentrati”.
Così Gianmarco Roncarolo, Sales Director Italy di GraniteShares, ha commentato:
“Difesa e spazio sono tra i temi di maggiore interesse per gli investitori, sostenuti non solo dall'aumento degli investimenti pubblici, ma anche dalla crescente evoluzione tecnologica del settore. Aziende come Leonardo sono oggi al centro di trend che spaziano dall'elettronica per la difesa alla cybersecurity, fino ai sistemi avanzati per la sicurezza. Con questi nuovi ETP ampliamo ulteriormente la nostra offerta, permettendo a investitori e trader di assumere posizioni rialziste e ribassiste a leva su uno dei principali protagonisti europei del comparto”.
Da segnalare che gli ETP a leva (Leveraged Exchange Traded Products) sono strumenti finanziari quotati in Borsa che replicano l'andamento di un indice, un'azione o un'altra attività finanziaria moltiplicandone la variazione giornaliera.
Ad esempio, un ETP con leva 2x punta a guadagnare il 2% se l'indice di riferimento sale dell'1% nella stessa seduta; viceversa, un ETP con leva -2x mira a ottenere un rendimento positivo del 2% se l'indice perde l'1%.
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Meglio investire 10.000 euro in oro o in petrolio oggi?
11 luglio, di Stefano Vozza — Materie Prime
Almeno dal Novecento, ma nel caso dell'oro molto prima, oro e petrolio sono stati asset tra i più cercati ed acquistati per tanti scopi differenti. Il primo per il suo essere la riserva di valore per eccellenza, il bene rifugio che accompagna l'uomo sin dalla notte dei tempi. L'altro è ormai da decenni il carburante dell'economia globale, la risorsa che alimenta trasporti, industria, produzione elettrica, etc. Tutto, insomma.
Visti da una prospettiva finanziaria, entrambi appartengono alle commodity, ma hanno dinamiche, trend e rendimenti radicalmente diversi. Comprendere le rispettive differenze e potenzialità di portafoglio è cruciale prima ancora di capire dove e come e perché prediligere l'uno o l'altro asset. Ad esempio, meglio investire 10.000 euro in oro giallo o in oro nero? Dove stanno i maggiori profitti?
Oro e petrolio: due asset, due storie diverse
L'oro purtroppo non stacca cedole, non paga dividendi, non si mangia e non produce utili, ma rappresenta un “simil-denaro” esterno a tutti i sistemi monetari. Anzi, negli accordi di Bretton Woods lo si assunse come sottostante del $ USA, unica valuta convertibile in oro (35 $ = 1 oncia) e poi tutte le altre monete contro il $ (cambi fissi).
Malgrado ciò lo si acquista tanto in chiave “difensiva”, cioè per proteggere il capitale dall'inflazione, difendersi dalle crisi geopolitiche o nei grandi crolli dei mercati azionari. Ma anche per ragioni speculative, per esigenze di diversificazione del portafoglio, per l'esigenza di investire in asset scorrelati, e per l'assenza del «rischio di controparte».
Il petrolio, invece, è la materia prima cruciale e strategica dato che è l'input tra i più impiegati in moltissime produzioni di beni e servizi. Se la sua estrazione si bloccasse totalmente, l'economia mondiale scalerebbe immediatamente marcia di velocità, dalla quinta alla prima. Sui mercati gli operatori finanziari lo acquistano anzitutto per l'elevata domanda e la sua relazione positiva con la crescita mondiale. Inoltre è uno degli asset tra i più scambiati e liquidi, mentre il suo trend è molto influenzato dalle crisi geopolitiche. Rispetto al petrolio è più volatile dato che dipende dal livello delle scorte, dalle decisioni OPEC, dai conflitti, dalla crescita e domanda mondiale, etc.
ETF per investire nell'oro giallo
Il modo più semplice per partecipare ai loro rally è tramite i fondi, attivi o passivi a seconda delle preferenze. Qui vedremo solo i passivi, e quindi ETF ed ETC a replica diretta sui rispettivi sottostanti.
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Nel caso dell'oro giallo, sui siti di categoria gli ETC per investire sull'asset si sprecano. Non potendoli elencare tutti, citiamo i primi 5 in ordine di massa gestita, non di “migliore/peggiore”. Abbiamo (fonte: JustETF):
- iShares Physical Gold ETC, ISIN IE00B4ND3602, TER 0,12% p.a.;
- Invesco Physical Gold ETC, identificativo IE00B579F325, TER 0,12% p.a.;
- Amundi Physical Gold ETC (C), matricola FR0013416716 e TER a 0,12% p.a.;
- WisdomTree Physical Gold, ISIN JE00B1VS3770, TER 0,39;
- Xtrackers IE Physical Gold ETC Securities, matricola DE000A2T0VU5, TER 0,11% p.a.
Oltre alle spese e alla massa gestita vanno appurati parametri chiave come la valuta (ed eventuale copertura), lo storico, la durata, la volatilità, etc. Un aspetto importante è che questi ETC investono in oro fisico custodito in caveau specializzati, per cui la replica è fisica e molto efficiente. In tal modo il valore del fondo segue da vicino il prezzo spot dell'oro, al netto delle spese, ben prestandosi come strumento per prendere una posizione sulla commodity.
Investire nell'oro nero
A differenza dell'oro, il petrolio è difficile da possedere e custodire fisicamente. Per cui spesso i fondi prendono posizione sul sottostante tramite futures, attuando la c.d. replica sintetica contrapposta a quella fisica. Tale strategia espone ai rischi di contango e di backwardation, cioè al rischio di acquistare nuovi futures con scadenze successive più cari di quelli in possesso e in scadenza. La differenza di pezzo genera il c.d. roll yield negativo.
Premesso ciò, anche qui citiamo solo alcuni tra gli ETC-ETF disponibili sul mercato (senza un particolare ordine preciso; fonte: JustETF):
- WisdomTree WTI Crude Oil, matricola GB00B15KXV33, TER 0,49%, Acc;
- Invesco European Oil & Gas Sector UCITS ETF, ISIN IE00B5MTWH09, TER 0,20%, Acc;
- ProShares K-1 Free Crude Oil ETF, identificativo US74347G8042, TER 0,69%, Distr;
- WisdomTree Brent Crude Oil, ISIN JE00B78CGV99, TER 0,49%, Acc.
Come prima, invitiamo il Lettore a consultare integralmente la scheda del prodotto di interesse, specie sui dati qui non riportati. Parimenti, di estendere la ricerca e i confronti agli altri fondi passivi qui non citati per ovvie ragioni di esposizione.
Puntare sul petrolio o sull'oro?
La domanda chiave è su quale delle due commodities prendere oggi posizione per sfruttarne il potenziale di crescita. Purtroppo nessuno dispone di notizie certe, sicure e incontrovertibili sul futuro prossimo a venire. Tutto dipenderà da quale curva, tra quella di domanda e di offerta, prevarrà sull'altra sui rispettivi mercati. Inoltre, dal contesto macroeconomico che di giorno in giorno in andrà delineando.
Uno scenario che vedrebbe l'oro vincente sarebbe quello di recessione economica e/o aumento dell'incertezza e/o una crisi finanziaria e/o tassi reali negativi. Cioè un macro contesto in cui gli operatori ricercano la qualità evergreen, il porto sicuro in attesa che passi la tempesta. Le conclusioni si invertirebbero se l'economia mondiale tornasse a crescere e/o in contesti di inflazione elevata: qui il petrolio potrebbe avere la meglio.
Meglio investire 10.000 euro in oro giallo o in oro nero? Chi farà fare più profitti?
Ad ogni modo, per gli esperti l'oro giallo andrebbe visto in ottica strategica di lungo termine, e il petrolio più come un asset tattico. In tutti i casi, sempre come una quota residuale del proprio portafoglio e mai in ottica all-in. Messe insieme, le due commodity non dovrebbero pesare più del 10-15% dell'intero portafoglio investito.
È sulle quote da destinare tra uno o l'altro che si può personalizzare la scelta. Se invece la scelta dovesse ricadere o sull'una o sull'altra commodity, l'oro si lascia sicuramente preferire, specie sul lungo termine. È una materia prima più stabile e definita nel trend e non soffre di problemi tecnici come il contango.
Un investitore dal profilo prudente potrebbe destinare 8mila €, su ipotetici 10mila, sull'oro giallo e il residuo 20% su quello nero. Nel caso di approcci più speculativi, e si è più propensi e tolleranti al rischio, si potrebbe anche optare per un 50% e 50%. In tutti i casi, e a prescindere dall'approccio aggressivo o conservativo o bilanciato che sia, sempre meglio farsi guidare dal proprio consulente di fiducia.
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Investire in immobili conviene ancora? Rendita, costi e tasse
9 luglio, di Claudia Cervi — Mercato immobiliare
Il rendimento medio lordo delle locazioni in Italia ha chiuso il 2025 all'8,4%, somma di un 5,7% incassato in affitto e di un 2,7% di rivalutazione del mattone. Numeri da manuale d'investimento, certificati dal primo Osservatorio Nomisma presentato a Milano lo scorso aprile. Un bilocale comprato a 300.000 euro nel capoluogo lombardo e affittato a canone libero per 1.300 euro al mese rende il 5,2% lordo l'anno. Tolti cedolare secca, IMU, manutenzione e spese straordinarie il conto scende al 3,1%.
Ecco quanto resta davvero in tasca a chi compra per affittare, quanto cambia tra Milano e una città media e come si posiziona il mattone rispetto a BTP Valore ed ETF azionari su un orizzonte di dieci anni.
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Quanto rende oggi un immobile a Milano, al netto delle tasse
A maggio 2026 il prezzo medio a Milano viaggia tra 5.170 e 5.680 euro al metro quadro, secondo le rilevazioni di Dove.it e Immobiliare.it su dati OMI. Un bilocale da 55-58 mq in semicentro costa quindi intorno ai 300.000 euro.
Affittato a canone libero, 1.300 euro al mese fanno 15.600 euro l'anno: 5,2% lordo, in linea con il 5% medio che Nomisma attribuisce alla città per il biennio 2024-2025 secondo un'elaborazione riportata dallo studio notarile Soldani Carraro.
Per arrivare al netto, il conto si fa spietato. La cedolare secca al 21% si applica sul canone contrattuale annuo: 3.276 euro. L'IMU sugli “altri fabbricati” a Milano è all'1,14% per il 2026, in base alla delibera comunale n. 110 del 18 dicembre 2025. Su una rendita catastale ipotizzata di 800 euro e una base imponibile 134.400 euro, l'imposta è pari a 1.532 euro. Si aggiungono 900 euro tra spese condominiali straordinarie e assicurazione a carico del proprietario, più un fondo per spese di manutenzione da 500 euro.
Voce Importo Canone lordo 15.600 € Cedolare secca (21%) -3.276 € IMU -1.532 € Condominio + assicurazione -900 € Manutenzione -500 € Netto 9.392 € → 3,1% sul capitale investito Il 5,2% che aveva fatto gola nell'annuncio immobiliare perde due punti pieni prima di trasformarsi nella rendita reale che arriva sul conto corrente.
Questo conto non include i mancati ricavi per l'immobile sfitto tra una scadenza contrattuale e una nuova stipula. Non è una voce annuale e non è facilmente quantificabile: entra in gioco solo nel confronto sui dieci anni, quando il mattone si misura contro altri investimenti.
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Cedolare secca al 10%: la scorciatoia che a Milano quasi nessuno usa
Il Rapporto Immobiliare 2026 dell'Agenzia delle Entrate consente per la prima volta un confronto diretto tra canone libero e canone concordato: a Milano il canone medio del mercato agevolato di lungo periodo (canone concordato) è di 182,9 €/mq l'anno, contro i 206,0 €/mq del mercato ordinario a canone libero. Uno scarto dell'11,2%.
Applicato al bilocale della simulazione, lo sconto sul canone porta i 15.600 euro lordi a 13.851 euro. L'affitto incassato è inferiore, ma lo sono anche le tasse: la cedolare è al 10% invece che al 21% e l'IMU si riduce allo 0,855% effettivo.
Voce Canone libero Canone concordato Canone lordo 15.600 € 13.851 € Cedolare secca -3.276 € (21%) -1.385 € (10%) IMU -1.532 € (1,14%) -1.149 € (0,855%) Condominio + assicurazione -900 € -900 € Manutenzione -500 € -500 € Netto 9.392 € → 3,1% 9.917 € → 3,3% Lo sconto dell'11,2% sul canone viene ampiamente compensato dalla fiscalità agevolata. A Milano, tuttavia, il canone concordato riguarda una minoranza del mercato: 8.793 abitazioni locate in questo regime nel 2025, contro le 29.173 a canone libero, secondo lo stesso Rapporto Immobiliare. A Roma il rapporto è quasi rovesciato: 27.304 contratti agevolati contro 10.818 liberi.
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Milano, Genova o Torino: dove il mattone rende (e rischia) di più
Milano ha il canone più alto d'Italia, pari a 206 €/mq l'anno secondo il Rapporto Immobiliare 2026 dell'Agenzia delle Entrate. Ha anche, tra le 8 principali città italiane, il rendimento lordo più basso: 3,8%. Il prezzo di acquisto, 5.462 €/mq medio nelle compravendite 2025, cresce più veloce di quanto renda l'affitto.
Genova e Torino guardano lo stesso mercato da un altro piano. A Genova un metro quadro costa 1.923 euro, un terzo di Milano. Il canone, 87 €/mq l'anno, è più basso in assoluto, ma il rapporto tra i due numeri restituisce un rendimento del 4,5%. A Torino, 2.240 euro al metro quadro contro 113 €/mq di canone: rendimento al 5,1%.
Città Canone €/mq/anno Prezzo €/mq Rendimento lordo Torino 113,3 2.240 5,1% Genova 87,1 1.923 4,5% Milano 206,0 5.462 3,8% Nel secondo semestre 2025 le due città più convenienti sono anche quelle dove i canoni corrono di più: Genova +4,8% sul bilocale, Torino +4,3%, secondo l'Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa. Milano, nello stesso semestre, è una delle grandi città dove i canoni scendono: -0,7%.
Il rendimento lordo più basso di Milano è anche una fotografia recente: dieci anni fa, prima che i prezzi corressero come hanno corso, il rapporto tra canone e valore dell'immobile era diverso.
Mattone, BTP Valore o ETF azionari: chi vince sui dieci anni
Il BTP Valore collocato dal MEF a marzo 2026 paga cedole trimestrali che crescono nel tempo, secondo il classico meccanismo step-up: 2,60% nei primi due anni, 3,20% nel terzo e nel quarto, 3,80% nel quinto e nel sesto, con un premio fedeltà dello 0,8% per chi lo tiene fino alla scadenza e una tassazione agevolata al 12,5% che pochi altri strumenti finanziari possono vantare. Il rendimento lordo annuo calcolato si ferma al 3,07%, che diventa 2,68% netto.
Il rendimento è modesto, ma non riserva sorprese lungo il percorso grazie alla garanzia dello Stato italiano.
Un ETF sull'S&P 500 ha reso l'11,3% annualizzato dal 1992 al 2025 in euro, comprensivo dei dividendi reinvestiti. Un ETF sull'MSCI World, più diversificato perché non concentrato solo sugli Stati Uniti, si è fermato all'8,5% nello stesso arco di tempo.
Sono percentuali che il BTP Valore non avvicina nemmeno lontanamente, ma nascondono anche una volatilità che il titolo di Stato non ha: un ETF azionario acquistato in un anno come il 2008 ha bruciato il 37% del valore in dodici mesi.
Il mattone si colloca nel mezzo, con un vantaggio che né il BTP né l'ETF hanno: a Milano un bilocale da 300.000 euro rende 9.392 euro netti l'anno, il 3,1%, senza contare la rivalutazione del capitale. A livello nazionale i prezzi delle case sono saliti in media del 2,7% l'anno nel 2025, secondo Nomisma. Sommando le due componenti, il mattone milanese si avvicina al 5,8% nominale. Più del BTP Valore, meno degli indici azionari, con il vantaggio ulteriore che oltre i cinque anni di possesso la plusvalenza alla rivendita non è tassata, secondo l'articolo 67 del TUIR.
Il 2,7% è però un dato annuale e nazionale, non riflette lo scenario milanese. Su dieci anni, la rivalutazione del mattone a Milano si attesta in media al 38%, sempre secondo Nomisma (circa 3,3% composto l'anno, superiore alla media Italia) con punte del 60% circoscritte alle zone toccate da una forte rigenerazione urbana. Sullo stesso investimento la differenza tra rivalutazione media e punta di rigenerazione urbana vale 44.000 euro: il quartiere pesa quanto lo strumento finanziario scelto.
Nessuna di queste percentuali racconta però che il mattone può smettere di rendere al termine di un contratto. A carico del proprietario restano IMU, condominio e manutenzione da pagare su un immobile che per settimane o mesi non produce nulla.
Messi in fila, questi numeri raccontano cosa sarebbe successo a chi avesse investito 300.000 euro nel 2015 in uno dei quattro strumenti, tenendolo fino al 2025.
Strumento Rendimento applicato Valore finale Guadagno netto Guadagno % BTP 1,50% 2015-2025 1,50% lordo annuo (1,31% netto), cedole semplici, capitale rimborsato alla pari 339.375 € +39.375 € +13,1% Mattone Milano 9.392 €/anno netto locativo (semplice) + 38% rivalutazione cumulata del capitale in 10 anni (esente tasse oltre 5 anni) 507.920 € +207.920 € +69,3% ETF MSCI World 8,5% annualizzato composto, tassazione 26% sulla plusvalenza 579.942 € +279.942 € +93,3% ETF S&P 500 11,3% annualizzato composto, tassazione 26% sulla plusvalenza 725.574 € +425.574 € +141,9% Il BTP, l'unico rendimento davvero garantito dall'emissione alla scadenza, è anche quello che ha reso meno di tutti. Il mattone milanese si ferma un gradino sotto entrambi gli ETF.
Il 2015-2025 ha attraversato tassi a zero, una pandemia, un rally azionario pluriennale e un mercato immobiliare milanese cresciuto più della media nazionale: condizioni specifiche che non rappresentano una regola. Il BTP emesso oggi vale più di quello del 2015, i tassi Bce possono girare in entrambe le direzioni, un ciclo immobiliare che ha premiato Milano può anche invertirsi e un investimento in ETF azionari che si apre con un anno come il 2008 non produce lo stesso 11,3% medio.
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8 luglio, di Redazione Money Premium — ETF e Fondi
Il settore dei semiconduttori di memoria sta vivendo una trasformazione senza precedenti, trainata dalla domanda esplosiva di intelligenza artificiale.
In questo contesto, il Roundhill Memory ETF (ticker DRAM), lanciato il 2 aprile 2026, ha già più che raddoppiato il proprio valore in meno di tre mesi e mezzo, raggiungendo quotazioni intorno ai 64-65 dollari a inizio luglio 2026, con un massimo di 81,34 dollari e un minimo di 26,14 dollari dalla nascita.
A fine giugno l'ETF mostrava un ritorno dal lancio del 161,51%, un exploit che riflette l'euforia del mercato per l'intera catena del valore della memoria DRAM e HBM. Con un patrimonio gestito che ha superato i 24 miliardi di dollari e un expense ratio dello 0,65%, il fondo rappresenta il primo strumento quotato dedicato esclusivamente al settore memory, offrendo agli investitori un'esposizione mirata e al tempo stesso internazionale che va ben oltre il semplice acquisto di Micron Technology.
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Cosa c'è dentro il Roundhill Memory ETF?
I tre grandi produttori di DRAM, Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology, pesano complessivamente oltre il 75% del portafoglio del DRAM, con quote rispettive intorno al 27%, 24% e 24,7% a inizio luglio 2026. Questa concentrazione riflette la struttura oligopolistica del mercato: le tre aziende controllano la stragrande maggioranza della capacità produttiva globale di DRAM e, soprattutto, di High-Bandwidth Memory (HBM), la tipologia di memoria ad alta larghezza di banda essenziale per i chip AI di Nvidia e degli altri hyperscaler. Il fondo integra inoltre posizioni in Kioxia Holdings (circa 4,4%), player giapponese specializzato in NAND flash con joint-venture storiche nel settore storage, e in nomi come Western Digital (ex-Sandisk) e Seagate, ampliando l'esposizione anche al segmento NAND e SSD enterprise.
Il motore principale di questa performance straordinaria è la dinamica domanda-offerta del mercato DRAM, radicalmente alterata dall'avvento dell'AI. La High-Bandwidth Memory richiede fino a tre volte la capacità wafer rispetto alla DRAM convenzionale (DDR5 o simili), generando un consumo intensivo di risorse produttive proprio mentre la domanda di bit HBM cresce a ritmi vertiginosi. Secondo le principali previsioni di settore, la quota di HBM sul fatturato totale DRAM è passata dall'8% circa nel 2023 a oltre il 30% nel 2025, e le stime indicano che entro il 2027 il mercato complessivo della DRAM potrebbe avvicinarsi ai 400 miliardi di dollari, un livello mai visto nella storia del settore. Parallelamente, la domanda di HBM è prevista in forte espansione: +130% nel 2025 e ancora +70% nel 2026, con un consumo di wafer che nel 2026 arriverà al 23% del totale DRAM (dal 19% del 2025). Un singolo bit di HBM genera un ricavo per wafer da tre a cinque volte superiore rispetto alla DRAM commodity, spiegando perché i margini lordi delle tre big siano letteralmente “esplosi”.
Le aziende che trainano il settore delle HBM
SK Hynix si è affermata come leader indiscussa nell'HBM, detenendo tra il 50% e il 62% della quota di mercato a seconda delle metriche (bit o ricavi) nel 2025-2026. L'azienda coreana ha conquistato circa il 70% degli ordini HBM4 di Nvidia destinati alla piattaforma AI Vera Rubin, consolidando un vantaggio tecnologico e di esecuzione che le ha permesso di diventare una società da oltre 1.000-1.100 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato a luglio 2026. Il debutto degli ADR americani di SK Hynix il 10 luglio 2026 rappresenta un momento chiave: fino a quel momento, molti investitori occidentali potevano accedere al titolo solo attraverso l'ETF DRAM, che quindi funge da veicolo privilegiato per catturare questo leader dell'HBM prima dell'apertura diretta al mercato USA.
Anche Micron Technology ha beneficiato enormemente del ciclo. Nell'esercizio fiscale 2025 chiuso ad agosto 2025, il colosso americano ha registrato ricavi record di 37,4 miliardi di dollari (+49% rispetto all'anno precedente), con un margine lordo salito al 40% dal 22% del 2024. Il segmento data center, trainato da HBM e DIMM ad alta capacità, ha raggiunto il 56% dei ricavi totali con margini lordi del 52%. La DRAM ha contribuito per 28,6 miliardi di dollari (+62%), grazie a un mix di prezzi medi di vendita in forte rialzo e a un incremento dei volumi bit. Samsung Electronics, dal canto suo, ha visto il proprio business memory registrare trimestri record nel 2025, con ricavi del segmento che in alcuni quarti hanno superato i 37.000 miliardi di won coreani, spinti da HBM3E e DDR5 server ad alta densità.
Un elemento strutturale che distingue questo ciclo dai precedenti boom-and-bust della memoria è l'introduzione di contratti a lungo termine. Per la prima volta, le tre grandi produttrici stanno firmando accordi pluriennali (tre-cinque anni) per la fornitura di HBM, abbandonando la tradizionale prassi di contratti spot o annuali. Questa maggiore visibilità riduce la ciclicità storica del settore, crea un “pavimento” più alto per i ricavi e i margini e permette una pianificazione più razionale degli investimenti in capacità produttiva. Il risultato è un'industria che, pur rimanendo sensibile ai cicli macro, appare oggi più resiliente e con prospettive di crescita pluriennale legate all'espansione dell'infrastruttura AI.
Cosa lo distingue dagli altri strumenti sul mercato?
Il Roundhill Memory ETF non è un fondo passivo tradizionale: è uno strumento tematico attivo, gestito con ribilanciamenti trimestrali limitati, che utilizza total return swap e derivati principalmente per rispettare i test di diversificazione RIC e per ottimizzare l'esposizione fiscale. Questo approccio aggiunge un livello di complessità e volatilità moderata (non paragonabile a un ETF leveraged), ma permette al fondo di mantenere un'esposizione “pura” al memory senza i vincoli tipici dei fondi indicizzati. Esiste inoltre una versione 2x daily target, il Roundhill T-REX 2X Long DRAM Daily Target ETF (RAM), destinata a chi cerca leva esplicita, ma con rischi significativamente più elevati.
Naturalmente non mancano i rischi. Il settore rimane intrinsecamente ciclico: un rallentamento degli investimenti in data center AI o un eccesso di capacità (sebbene le previsioni attuali indicano shortage fino al 2027 e oltre) potrebbe invertire la rotta dei prezzi e dei margini. L'uso di swap introduce un rischio di controparte e una volatilità aggiuntiva, mentre la forte concentrazione nelle tre big espone il fondo a eventi specifici delle singole società. Il DRAM non è quindi uno strumento da detenere “per sempre” come un ETF azionario globale, ma uno strumento tattico per cavalcare la fase espansiva di questo superciclo, che al momento mostra ancora “gambe” solide grazie alla combinazione di domanda AI strutturale, vincoli di offerta e maggiore prevedibilità dei ricavi.